Il concetto di blockchain non è recente, come spesso si pensa, ma risale ai primi anni ’90. Si è iniziato a parlare di blockchain a partire dal 2008, da quando è stata applicata ai Bitcoin, restando ancorata al mondo delle criptovalute. Negli ultimi anni, sono nate le prime applicazioni per le aziende, per cui è chiaro che siamo ancora agli inizi dello sviluppo della blockchain per uso aziendale.

Molte grandi aziende stanno investendo, o hanno in programma di farlo il prima possibile, in blockchain, come evidenziato da Forbes. Nella Global 2000, vengono identificate 50 delle maggiori aziende a livello mondiale che stanno investendo sulla blockchain, fra cui:

  • SIEMENS ha creato, in collaborazione con la startup LO3, il Brooklyn Microgrid project, il quale utilizza la blockchain per sviluppare un sistema di fornitura di energia che permette agli abitanti di una specifica zona di acquistare e vendere energia solare fra loro, senza bisogno di intermediari.
  • SAMSUNG ha creato la piattaforma Nexledger per tracciare la propria supply chain che va dai fornitori alla vendita al cliente finale.
  • Toyota sta creando una blockchain in cui tutti i clienti, che siano privati o aziende, possano condividere dati in totale sicurezza: guida, test delle auto a guida autonoma, transazioni car-sharing, dati d’utilizzo dell’auto.

La blockchain è un registro pubblico, dove le informazioni digitali vengono condivise su tutti i database dei computer che fanno parte della stessa applicazione.

Poiché i dati sono condivisi fra gli utenti, non è più necessario un server centrale che gestisce le transazioni. Queste, infatti, possono essere fatte direttamente tra le parti, senza più avvalersi di un intermediario.

Quando un’informazione viene inserita in una blockchain e viene verificata dal consenso della maggioranza dei nodi della rete, non potrà essere modificata o cancellata in alcun modo. È possibile soltanto aggiungere una nuova informazione che viene considerata un aggiornamento dell’informazione iniziale.

I dati scambiati fra gli utenti vengono registrati con un sistema crittografico che associa un codice alfanumerico ed univoco ad ogni informazione inserita nella blockchain.

È evidente, quindi, perché la blockchain sta suscitando l’interesse di sempre più aziende:

  • Permette di proteggere i dati tramite la verifica con il consenso, la crittografia e la decentralizzazione. Un hacker, in sostanza, per poter attaccare un’applicazione basata su blockchain, dovrebbe attaccare il numero maggiore dei computer della rete nello stesso momento;
  • Le transazioni sono visibili a tutti i membri della rete;
  • Abbatte i costi di intermediazione.

Per quanto riguarda gli investimenti in blockchain in Italia, appare subito evidente che, similmente agli altri paesi, anche in Italia il settore che sta maggiormente investendo in blockchain è il fintech.

Le applicazioni della blockchain sono state utilizzate principalmente per:

  • Il 41% degli applicativi sono stati creati per gestire i pagamenti (es. quelli interbancari);
  • Il 27% per il mercato dei capitali (es. rendere più efficienti gli scambi degli strumenti finanziari);
  • Il 10% per la gestione dei dati e dei documenti finanziari (es. gli smart contract per stipulare i contratti sui titoli o sui derivati).

In generale, le sfide principali che la blockchain deve affrontare sono:

  • Scalabilità
  • Privacy

Scalabilità. Ad oggi il numero degli operatori coinvolti nelle criptovalute supera i 10 milioni di utenti al giorno, da cui consegue un aumento esponenziale delle transazioni. Questo aumento è aggravato dall’introduzione di un limite nella dimensione di ciascun blocco della catena, che non può superare 1 megabyte.

Questo limite è stato introdotto per evitare che gli hacker creassero blocchi giganteschi in grado di appesantire ed infettare la rete. Il problema è che blocchi di piccole dimensioni rendono la blockchain piuttosto lenta: si possono processare al massimo 7 transazioni al secondo. Ne consegue che più aumenta il numero di transazioni, più lievitano i tempi e anche i costi applicati dai miner (ovvero i nodi della blockchain che possiedono maggiore potenza computazionale e che sono in grado di risolvere problemi matematici complessi). I miner che risolvono i problemi vengono remunerati in criptovalute.

Privacy. La blockchain non può garantire la privacy delle transazioni in quanto i valori e i saldi delle stesse sono visibili.

Inoltre, le transazioni di Bitcoin fatte da un utente possono essere collegate per rivelare le informazioni dell’utente.

Per concludere, i trend di sviluppo della tecnologia blockchain in Italia stanno seguendo quelli dei principali paesi del mondo.

Le istituzioni pubbliche del nostro paese stanno cercando di regolamentare e standardizzare la blockchain.

Ad ogni modo, se le aspettative delle aziende italiane sono alte, lo sono anche le sfide che la blockchain deve affrontare (di cui la scalabilità e la perdita di privacy sono un esempio).

È pertanto comprensibile che, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda del caso, si possa manifestare perplessità sul funzionamento e sulla fattibilità della tecnologia blockchain.

LUBEA News Online

1/08/2019