Il nuovo sistema operativo open-source del gigante della tecnologia cinese, Huawei, è pronto per essere lanciato commercialmente sui primi smart-device.

La domanda che ci siamo fatti tutti in questi ultimi mesi è stata: “HarmonyOS che impatto avrà sul mercato e, soprattutto, è un effetto del BAN degli Stati Uniti contro uno dei principali produttori a livello globale di mobile devices?”

Facciamo innanzitutto una breve digressione per rivedere gli avvenimenti che hanno portato alla presentazione di HarmonyOS il 9 agosto 2019.

Il “BAN Huawei”.

Il governo americano di Donald Trump ha imposto a Huawei il divieto di stringere relazioni commerciali con aziende americane, inclusa Google, adducendo motivazioni legate alla tutela dei dati sensibili e alla possibilità che potesse essere compromessa la sicurezza nazionale di una delle nazioni più potenti del mondo; motivazioni, queste ultime, sicuramente plausibili che, però, in realtà, nascondono interessi protezionistici e l’obiettivo, mai dichiarato apertamente da parte dell’amministrazione Trump, di mantenere predominante il posizionamento sul mercato della tecnologia americana in ambito Telco & Mobile.

L’azione contro Huawei, e la sua messa in opera attraverso il BAN, ha determinato, per il colosso cinese, enormi danni, non solo economici, ma, soprattutto, di immagine in termini di affidabilità del brand e in termini di market share dei terminali che hanno subito una verticale caduta delle vendite a livello globale.

Per citare alcuni esempi: nel Regno Unito gli operatori telefonici EE e Vodafone hanno sospeso l’acquisto degli smartphone 5G di Huawei per timore che questi non potessero garantire tutti i servizi e, in Italia, uno dei primi paesi europei per vendite di smartphone Huawei, abbiamo assistito, negli ultimi mesi, ad un crollo dei volumi delle vendite dei device cinesi.

La strategia del Governo Americano, che ha causato serie difficoltà alla multinazionale cinese a livello globale e finalizzata a sfiduciare i consumatori all’acquisto dei dispositivi Huawei i quali, non avendo più il supporto di Android in termini di licenze e aggiornamenti, rimarrebbero obsoleti in un mercato che cambia e si evolve in continuazione, ha portato l’Azienda cinese a correre ai ripari “accelerando” il processo di sviluppo di soluzioni alternative alle quali già, comunque, pensava da tempo.

Disaster Recovery Plan.

Nel 2012, nell’headquarter di Huawei a Shenzhen, il top management decide di avviare lo sviluppo interno di un nuovo sistema operativo che potesse essere considerato un’alternativa o, quantomeno, una piattaforma “open” che potesse consentire di inter-operare con gli OSs già presenti sul mercato in ambito mobile (iOS, Android), e non solo. Huawei intendeva raggiungere l’obiettivo di rendere i propri terminali, e le applicazioni ivi installate, ad oggi strettamente dipendenti dal sistema operativo, indipendenti da una specifica piattaforma/device attraverso l’utilizzo di una cross-platform capace di gestire la stessa applicazione/programma su diversi dispositivi, anche con differenti piattaforme, senza soluzione di continuità.

Ed è proprio questo HarmonyOS, ovverossia una piattaforma “open” che, basata su Microkernel, consentirà agli utilizzatori un’esperienza unica e trasparente tra sistemi operativi e dispositivi nell’era dove l’interconnessione è fondamentale e funzionale alla crescita e allo sviluppo di conoscenza, tecnologia e fluidità nelle comunicazioni.

Huawei, in data 9 Agosto, ha annunciato che, entro fine anno, la versione 1.0 verrà lanciata sul mercato cinese ed ha sensibilizzato gli sviluppatori ad aiutare e sostenere questo progetto mettendo a loro disposizione la piattaforma “open source” affinché si crei quanto prima un florido eco-sistema tale da poter poi essere quello di riferimento a livello globale.

Dongguan, Guangdong, Cina, venerdì 9 agosto 2019 – presentazione ufficiale di Harmony OS

Il debutto di HarmonyOS è avvenuto nel corso della Conferenza degli Sviluppatori Huawei, tenutasi a Dongguan il 9 agosto.

George Zhao, presidente di HONOR, brand di smartphone Huawei, presenta HONOR Vision durante la Conferenza. Si tratta del primo smart screen al mondo dotato del nuovo sistema operativo open-source HarmonyOS.

Nel corso della conferenza, HarmonyOS non viene presentato come l’alternativa ad Android ma, molto intelligentemente, come una piattaforma in grado di inter-operare con più dispositivi, e non solo terminali mobili, basati su differenti sistemi operativi.

Infatti, ad oggi, l’atteggiamento di Huawei verso Android, utilizzato nei suoi smartphone, non è quello di rottura, ma di integrazione e co-esistenza pur non nascondendo l’obiettivo, nel breve termine, di far eseguire al nuovo sistema anche le applicazioni Android.

Cosa cambierà a livello di UX (User eXperience).

Il sistema operativo cinese verrà utilizzato sui primi smartphone a partire dalla fine di quest’anno in via sperimentale per poi essere via via introdotto in modo consolidato su tutti i terminali Huawei entro i prossimi 3 anni. Sarà disponibile anche su tablet e pc personali in modo da rendere l’inter-operabilità tra dispositivi e piattaforme differenti la più fluida ed efficace possibile. E non solo. HarmonyOS sarà applicato su smartwatch, automobili, robotica, domotica consentendoci l’interazione a 360° con i dispositivi che fanno parte del nostro eco-sistema tecnologico.

HarmonyOS è stato concepito con una logica e un concept totalmente differente rispetto ad Android e iOS. È basato sul Microkernel ed è compatibile con tutti i device. Anche altri giganti cinesi produttori di smartphone, infatti, stanno testando questo sistema operativo sui loro dispositivi, fra cui Xiaomi, Vivo e Oppo.

Come dichiarato da Yu Chengdong, CEO della Consumer business group di Huawei, grazie all’architettura di HarmonyOS, gli sviluppatori potranno creare in maniera più efficiente delle app adatte all’esecuzione su più dispositivi/piattaforme hw, in modo da realizzare un vero e proprio ecosistema all’interno del quale tutti gli utenti finali potranno operare.

Punti di forza del nuovo sistema operativo.

HarmonyOS, è una piattaforma open-source basata su Microkernel che prevede dei server semplici e basilari che operano al di sopra del livello hardware, con lo scopo di separare l’implementazione dei servizi basilari, app o altro, dalle strutture operative del sistema contrariamente a quanto oggi, invece, ancora avviene.

Per questo motivo gli sviluppatori, quando sviluppano un app o una specifica funzionalità del dispositivo, devono assolutamente operare in funzione del sistema operativo del dispositivo stesso, con HarmonyOS, questo non sarà più necessario.

Rendendo disponibile agli sviluppatori questa piattaforma open-source, questi ultimi svilupperanno una sola volta concentrandosi solo sulla logica dell’app e non su come implementarla tecnicamente e distribuirla sui diversi dispositivi con differenti OSs.

I punti di forza di HarmonyOS che lo rendono innovativo e di forte interesse per il mercato, vengono qui di seguito riportati:

  • Omogeneità
  • Fluidità
  • Sicurezza
  • Trasparenza

È omogeno in quanto gli sviluppatori dovranno sviluppare le app concentrandosi sulla logica delle stesse, indipendentemente dal sistema operativo e dal device su cui dovranno essere utilizzate. Le app verranno così sviluppate in modo più semplice ed efficiente in modo che possano operare senza soluzione di continuità (seamless) su diversi dispositivi con diverse piattaforme.

È fluido in quanto aumenta notevolmente le capacità prestazionali dei dispositivi sui quali opererà grazie ad una gestione “intelligente” delle priorità di esecuzione dei task la cui priorità di gestione viene determinata concentrando le risorse disponibili su quelli a maggior priorità di esecuzione; il tutto determinerà delle latency di impiego delle app più basse rispetto a quanto accade oggi.

È più sicuro in quanto il Microkernel su cui si base HarmonyOS utilizza molto meno codice e quindi riduce notevolmente le probabilità di riuscita di un attacco esterno grazie al suo Trusted Execution Enviroment (TEE) che ridisegna il concetto di sicurezza dalla base utilizzando funzionalità di sicurezza avanzate e bassa latenza.

È più trasparente in quanto, grazie al compilatore Huawei Ark, gli sviluppatori saranno in grado di sviluppare utilizzando un’ampia gamma di linguaggi di programmazione su uno stesso ambiente unificato, rendendo lo sviluppo trasparente e indipendente da dispositivo a dispositivo.

Conclusioni

Nell’era della globalizzazione, quanto bisogna fare è cooperare e rendere le innovazioni tecnologiche condivise al di fuori delle barriere politiche, commerciali e, perché no, ideologiche ai fini che tutti ne traggano vantaggio a livello globale.

Ad oggi, politiche ostruzionistiche finalizzate a salvaguardare interessi nazionali, o di grossi gruppi industriali/finanziari, finiranno per creare delle “guerre” dove tutti andranno a perderci.

Il “case” del BAN Huawei ne è un chiaro esempio: Huawei già da tempo studiava una soluzione innovativa associata a realizzare una cross-platform che rendesse gli sviluppatori indipendenti dalle “close-box” imposte da Google, Apple, Windows, etc…; il BAN di Trump non ha fatto altro che accelerare il processo di sviluppo di quanto era, comunque, già stato avviato da tempo con le ipotizzabili conseguenze e danni che questo comporterà da un lato, nel prossimo futuro, a chi li ha causati e alle aziende che si intendeva, forse, tutelare, dall’altro, nell’immediato futuro, verso Huawei!

Possiamo, quindi, affermare con una certa confidenza che la “causa” del BAN, ha prodotto “l’effetto” dell’introduzione anticipata entro l’anno, anche se ancora molto poco invasiva, di un nuovo sistema operativo verso il quale tutto il mondo del Mobile & Telco sta guardando con grande attenzione.

Giuseppe Mura
CEO
LUBEA s.r.l.