Nei primi giorni di agosto, TIM e il Comune di Torino hanno siglato un accordo per rendere la città una vera e propria “polis 4.0” grazie al 5G. L’intesa riguarda un piano di sviluppo congiunto di attività e soluzioni digitali nel perimetro torinese, in modo da poter realizzare applicazioni innovative per la Smart City.

Il piano di sviluppo durerà tre anni e partirà dal centro di innovazione TIM, collocato proprio a Torino, nei cui laboratori era stata sperimentata la prima connessione 5G in Italia e i primi prototipi dei servizi 5G destinati alla popolazione: automotive, droni, Industria 4.0, turismo digitale e la prima auto guidata da remoto.

Vediamo nel dettaglio quali saranno le attività previste in base all’accordo:

Sviluppo e utilizzo delle reti di comunicazione fissa e mobile di ultima generazione, con particolare riferimento alla tecnologia 5G;
Definizione e sperimentazione di use-case innovativi che utilizzano in via prevalente le tecnologie connesse al Narrowband-IoT (uno standard di tecnologia radio LPWAN sviluppato dal 3GPP per consentire la comunicazione per un’ampia gamma di dispositivi e servizi cellulari) e al 5G;
Realizzazione di sinergie con le attività già in corso e con iniziative future relative agli accordi già sottoscritti dal Comune e da TIM (quali Torino City Lab, MoU “Smart Road” – Torino città laboratorio per la guida autonoma e connessa in ambito urbano, Competence Industry Manufacturing 4.0).

Schema delle “attività intelligenti”

Torino, quindi, prosegue la collaborazione con TIM, iniziata già a partire dal 2017, per lo sviluppo delle reti digitali con “l’obiettivo di creare l’infrastruttura abilitante per integrare i servizi innovativiin ambito cittadino. Questo protocollo d’intesa è definito nell’ottica della adozione e scalabilità di nuovi servizi finalizzati a migliorare la qualità della vita nella nostra città”, come spiegatodall’assessore all’Innovazione Paola Pisano.

Le polis 4.0

L’architettura di una Smart City, o Polis 4.0, secondo le definizioni elaborate da una delle Big Four, Ernst&Young, si articola su quattro strati fondamentali:

1. Le infrastrutture di base, costituite dalle reti e le dotazioni tecnologiche abilitanti (reti TLC, trasporti, energia, territorio e ambiente);
2. La sensoristica, che opera in ambito IoT, per raccogliere l’enorme mole di informazioni trasmesse (big data) dagli oggetti connessi in ambito urbano e successivamente organizzate in modo “intelligente” attraverso l’utilizzo di DB non relazionali (Hadoop, Mongodb, ecc.). I sensori raccolgono i dati sull’infrastruttura, sull’ambiente, sui comportamenti degli utenti;
3. La service delivery platform, ossia una piattaforma di delivery dei servizi in grado di elaborare e valorizzare i big data del territorio generati dagli altri strati al fine di migliorare i servizi esistenti e crearne dei nuovi;
4. Lo strato delle applicazioni di servizi, forniti tramite applicativi mobile e web, che rappresenta il punto di contatto con gli utenti finali.

La “città intelligente”, quindi, non è che una città che gestisce intelligentemente le risorse, che mira a diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente, sviluppando nuovi modelli per la mobilità urbana prestando, allo stesso tempo, grande attenzione alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini.

A che punto siamo in Italia? Nonostante siano numerose le iniziative che utilizzano le tecnologie digitali per rendere “smart” le città, l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri paesi europei riscontrando una serie di criticità. Innanzitutto, urge la necessità di una pianificazione strategica di medio-lungo termine per l’attuazione di progetti in grado di garantire risultati nel tempo.

Un’altra criticità è rappresentata dall’acquisizione e dall’utilizzo dei dati: ossia trasformare i big data in informazioni da utilizzare per creare nuovi prodotti e servizi che siano utili ai cittadini ed alla comunità consentendo la trasformazione dei centri abitati del Paese in vere e proprie Smart City.

Uno sguardo agli altri operatori telefonici: Vodafone, WindTree Iliad

La strategia di Vodafone in ambito Industria 4.0 è volta soprattutto alla trasformazione digitale delle aziende e prevede un piano di investimenti, a partire dal 2019, di 240 milioni di euro da stanziare in 5 anni. Le nuove applicazioni e i nuovi servizi saranno realizzati sia attraverso lo sviluppo diretto di piattaforme da parte di Vodafone, per applicazioni IoT, Analytics, Cloud, sia con la creazione di un ecosistema di partner nazionali e internazionali. In ambito Smart Cities, nell’area metropolitana milanese, Vodafone completerà la copertura della rete 5G entro il 2019 investendo ben 90 milioni di euro sul progetto.

L’innovazione digitale per i Sustainable Development Goals è il percorso promosso da WindTre per disegnare insieme ai propri stakeholder lo scenario di riferimento per iniziative a supporto dell’Agenda Globale. Per il 2019 l’azienda ha scelto di concentrarsi sul futuro delle città con l’obiettivo di riflettere su come una transizione smart potrà influire su sostenibilità, competitività e qualità della vita. Al momento, WindTre, in partnership con Open Fiber, si è aggiudicata il bando per i progetti di sperimentazione 5G nelle città di L’Aquila e Prato. Anche con il supporto di imprese, università e centri di ricerca, l’obiettivo è quello di sperimentare soluzioni innovative tecnologiche per far diventare L’Aquila e Prato le “Città 5G”.

Iliad, il quarto operatore di rete in Italia, allo stato attuale sta sviluppando la propria rete 5G con cantieri aperti in varie città tra cui Roma e Milano. Per il momento la società francese non ha divulgato progetti in ambito Industria 4.0, ma sappiamo che quest’anno ha già investito 100 milioni di euro per l’acquisizione della quota del 75% in Jaguar Network, uno dei leader in Francia nella realizzazione di tecnologie innovative nel mercato delle telecomunicazioni, delle Smart City e del Cloud.

Qual è il piano di copertura 5G di TIM? E i tempi previsti?

La roadmap della rete 5G è stata svelata da TIM in un evento tenutosi a Roma il 5 luglio 2019: da qui al 2021 TIM porterà la copertura 5G in 120 città, 200 destinazioni turistiche, 245 distretti industriali e 200 progetti dedicati verticali.

Entro fine anno saranno 9 le città 5G di TIM. Dopo le città pilota di Roma e Torino, il servizio è attualmente attivo anche a Napoli e lo sarà presto a Milano, Bologna, Verona, Firenze, Matera e Bari.

La rete 5G di TIM è a firma Ericsson.

Emanuele Iannetti, AD di Ericsson Italia, ha introdotto soluzioni nell’ambito della Radio Access Network (RAN) e della Core Network per l’implementazione iniziale in Italia della quinta generazione mobile. Ericsson ha, infatti, messo a disposizione le sue soluzioni di tipo Massive MIMO (Multiple Input Multiple Output), ossia tecnologie che sfruttano la disponibilità di più terminali radio indipendenti con lo scopo di migliorare la capacità di comunicazione di ogni singolo terminale.

TIM ed Ericsson hanno dato il via ad un progetto di collaborazione già nel 2016 con il programma “5G for Italy”: il programma prevedeva la creazione di un ecosistema aperto per la ricerca e la realizzazione di progetti innovativi abilitati dalle connessioni di nuova generazione.

Nel 2017 TIM ed Ericsson sono stati i primi ad attivare un’antenna 5G a onde millimetriche in Italia (a Torino), i primi ad utilizzare la connessione 5G in Italia conil primo prototipo di smartphone 5G, i primi ad effettuare una videochiamata in Europa sulla rete 5G utilizzando lo spettro delle onde millimetriche.

E così si sta portando avanti il programma nel 2019: le due aziende hanno collaborato sui test 5G in laboratorio, su progetti di ricerca e su verifiche in campo, per testare in via sperimentale l’efficacia della nuova rete. La nuova rete 5G di TIM, su banda media a 3,6-3,8 GHz, sta dando un enorme contributo alla trasformazione digitale del Paese e la collaborazione con Ericsson permetterà di costruire un solido ecosistema volto a massimizzare le potenzialità del 5G.

Maria Vittoria Seu
MCO
LUBEA s.r.l.